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Cinegiornale - Obiettivo 068
Anno:  
1963
Paese:  
Italia
Durata:  
8
4K
ITALIANO
PELLICOLA 35MM
CINEGIORNALI
Cineteca
Archivio Cinegiornali

Cinegiornale d'attualità - Obiettivo 68 - 3 giugno 1963

Digitalizzazione da pellicola 35 mm a cura di Cineteca del Veneto e di Running TV

Vaticano, 3 giugno 1963: Una folla dimessa, dopo 4 giorni di preghiera e veglia, saluta Papa Giovanni XXIII.

Vi fu un uomo mandato da Dio il cui nome era Giovanni. Egli non era la luce ma venne per rendere testimonianza alla luce. Papa Giovanni è tornato per l’ultima volta nella Piazza Vaticana in un corteo lungo e mesto. Egli era buono e fu amato e popolare. Fu detto il Papa del sorriso e invece adesso è pianto perché quel sorriso è composto dalla morte su un volto che pare di statua. Papa Giovanni fu detto il Papa della pace, il Papa del Concilio, il Papa della bontà e alla Chiesa, al Concilio, alla Pace egli ha offerto la sua vita. Si chiamava Angelo Roncalli ma quando fu chiamato al Soglio di Pietro prese il nome di Giovanni: il nome di suo padre e del prediletto di Cristo, il nome della Parrocchia sulle colline pietrose del suo paese. Fu Pontefice ma volle restare sempre il prete di campagna che parlava con parole semplici, dritte al cuore della gente. Il suo fu il regno più breve del secolo: 4 anni, 7 mesi e 4 giorni. 70 ore di agonia. È venuto per l’ultima volta nella Piazza Vaticana in mezzo a quel gregge anonimo e così caro che aveva dovuto lasciare ai piedi del suo calvario. Adesso i pellegrini lo seguono per l’ultima silenziosa udienza. Noi gli avevamo dato il volto di nostro padre perché potessimo sentirci suoi figli e Papa Giovanni aveva parlato dentro all’uomo, dentro alla sua casa, dentro alla sua angoscia, dentro le sue speranze e gli uomini erano andati da lui per vegliarlo dovunque per 4 giorni. Lassù, dietro la sua finestra così vicina al cielo, Papa Giovanni si ricongiungeva a Cristo. Sono tranquillo diceva. Ho voluto fare sempre la volontà di Dio. Sempre. Durò 70 ore la grande veglia a San Pietro. In tutto il mondo, con i sommessi mormorii delle labbra in preghiera, con le lacrime silenziose dei volti senza razza, senza religioni con l’angosciata rassegnazione dei volti di madri, di spose, di padri e di bimbi, di giovani e di vecchi. Venivamo per consolare ed eravamo consolati, venivamo per pregare ed era Papa Giovanni a pregare per noi aprendo le labbra non per un lamento ma per una benedizione. Il male lo straziava ed egli seguiva la morte passo dopo passo, lentamente verso la fine. Alla sera del quarto giorno, Piazza San Pietro era diventata un tempio nereggiante di folla. Sulla scalinata, davanti alla Basilica, un Cardinale celebrava Messa mentre egli moriva con le sue grandi braccia abbandonate larghe sul letto. Un letto come un altare dove egli offriva sé stesso. Qualcuno udì la Radio Vaticana e seppe che il Pastore era morto e la folla ondeggiò come per un sussulto, l’ultimo prima della disperata rassegnazione.

La domenica non ci sarebbero stati più i cortei festanti. Altri Papi sarebbero venuti con processioni di fede fra altre ovazioni. Ma Papa Giovanni era loro amico e la sua gente non l’avrebbe più incontrato e lui non avrebbe più sorriso ai volti della sua gente. Egli indirizzò con le encicliche il suo messaggio agli uomini di buona volontà e aveva già il presagio della morte – Avverto nel mio corpo l’inizio di qualche disturbo che dev’essere naturale per un vecchio. Non è piacevole pensarci troppo ma ancora una volta mi sento pronto a tutto – Ebbe il premio per la pace quando già sentiva prossima la fine. Pensava con rammarico alle grandi opere che il suo breve regno gli avrebbe lasciato interrotte. Dal cielo Papa Giovanni vedrà compiersi la sua opera perché questa è stata la volontà di Dio che egli volle intuire nel suo presagio di morte. La morte infatti già gli era giunta presso senza la falce orribile ma con un sorriso simile al suo, in cima a un calvario di 70 ore, al termine della sua lunga agonia. È morto rinascendo nella comunione dei Santi consegnando al mondo un testamento di bontà.

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