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Cinegiornale - Obiettivo 078
Anno:  
1963
Paese:  
Italia
Durata:  
7
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DESCRIZIONE
 
4K
ITALIANO
Raccolte
Archivio Cinegiornali
Cinegiornale di Attualità Obiettivo 78 – Pellicola 35mm del 1963 Digitalizzazione a cura di Cineteca del Veneto e di Running TV   Notizia 1: Etiopia, 1963: un salto nella terra africana. L’Etiopia: tra mantenimento della tradizione e voglia di progresso. “Sembra immutabile il volto dell’Etiopia, la terra di un popolo che ha ancora molto da attendersi dalla civiltà e dal futuro. Un paese dove il nuovo cerca di innestarsi nell’antico senza provocare scosse e fratture alle abitudini e alle mentalità. Nella vita di ogni giorno c’è ancora il primitivismo di tradizioni e sistemi ai quali gli etiopici, pur nell’ansia per il progresso, non riescono purtroppo a rinunziare. C’è tradizione e soprattutto molto pittoresco colore, in fondo una delle ricchezze più spontanee dei popoli meno sviluppati. I mercati conservano l’atmosfera, la vociante animazione e il misterioso affarismo tipico di ogni paese africano. Quelli che noi europei consideriamo sistemi tradizionali di vita appaiono sconvolti; e se; infatti; è l’uomo ad esercitare alcune delle attività caratteristicamente femminili, com’era da prevedersi, gli incarichi più onerosi sono riservati alle donne. In proposito non mancano i contrasti e le soddisfatte eccezioni anche perché sul piano familiare, pesi a parte, vi è assoluta parità di diritti tra uomo e donna. L’economia è tradizionale, il livello di vita non è elevato ma se i redditi sono bassi, a differenza che in Italia, lo sono anche i prezzi. Uno dei problemi fondamentali di questo paese grande cinque volte l’Italia è l’assoluta differenza di razze e di lingue che rende i rapporti difficili come potevano essere nella Torre di Babele. Fortunatamente almeno nella gioventù vi è coscienza di questo isolamento e gli etiopici hanno fatto di tutto per accostarsi, nel linguaggio e nelle idee, alla gioventù europea. Purtroppo il processo educativo della parte migliore della popolazione è ostacolato dalla quasi assoluta mancanza di mezzi di comunicazione. Ci sarebbe il biroccio ma i passeggeri devono mettersi a turno con i pacchi e con le pecore. In Etiopia soltanto il 10% delle terre viene coltivato ma, purtroppo, l’aiuto dei paesi stranieri per introdurre un moderno e organico sistema di coltura fino ad oggi si è rivelato scarsamente efficace. Fortunatamente è stato varato un piano quinquennale per l’agricoltura destinato ad aprire nuove prospettive di sviluppo a questo paese che può annoverare come uniche ricchezze soltanto il caffè e l’acqua. Grazie a questa immensa riserva naturale l’Etiopia è il solo paese africano a poter studiare la possibilità di realizzare una coltura intensiva ma, come si è detto, fin quando le condizioni di vita conserveranno la loro medievale arretratezza, questa rimarrà soltanto una utopistica aspirazione. Avvolta da migliaia di eucalipti, Addis Abeba potrebbe sembrare ancora lontana dalla civiltà ma, sotto l’impulso dell’imperatore Hailé Selassié che da oltre trent’anni è a capo di una monarchia costituzionale ma di tipo paternalistico, sembra definitivamente avviata sulla via del progresso. Quando si accenna al loro futuro gli etiopici indicano il loro emblema: è un leone. Oggi è divenuto il simbolo della loro volontà perché domani accada qualcosa di nuovo.”   Notizia 2: 1963: valutare lo stato di salute di un frutto? È possibile attraverso un curioso apparecchio che ne considera le qualità organolettiche. “Selezione attitudinale per le nostre migliori arance, anche quelle di esportazione, delle quali gli esperti di patologia vegetale vogliono controllare l’età e lo stato di salute. Ci spieghiamo: partendo dalla considerazione che ogni frutto è un organo che vive soltanto per qualche tempo, il problema diventa quello di scoprire quando comincia ad alterarsi perdendo alcune delle sue qualità organolettiche. Per fare questo, anche le arance vengono sottoposte ai raggi X e sarà il laboratorio a dirci per quanto tempo ancora potranno mantenere immutate le proprie qualità. Il sistema è facile e poco dispendioso, basta possedere un piccolo apparecchio e sistemarlo in cucina prima di portare la frutta a tavola. Un esame radiografico e non correremo il rischio di mangiare a mezzogiorno la frutta che poteva restare per la sera.”   Notizia 3: Mazara del Vallo, Sicilia, 1963: una scuola tradizionale dove le competenze artigianali si tramandano di generazione in generazione. Giovani artisti crescono! “Questi fregi, questi bassorilievi non sono occasionali perché qui è la scuola dove i giovani siciliani di Mazara sognano di diventare tanti Benvenuto Cellini. È una scuola professionale ma anche qualcosa di più perché in ognuno di questi ragazzi, tutti al di sotto dei venti anni, c’è un impegno non soltanto artigianale ma anche artistico e, perché no, sentimentale. Qui a Mazara infatti l’arte si tramanda di generazione in generazione, di padre in figlio e anche se in molti non vi è l’illusione di consegnare al mondo un capolavoro, c’è in tutti la soddisfazione di mantenere in vita una tradizione. Sotto l’esperta guida di un maestro che un tempo fu allievo in questa stessa scuola, i giovani scolpiscono le loro pietre, sbalzano i loro bassorilievi, danno una dimensione alla propria ispirazione. Creano le loro statue come se dovessero costruirle in serie perché questa è una scuola artigianale e le ambizioni bisogna lasciarle sull’uscio, ma a loro non importa perché in ognuna di queste opere riusciranno sempre a nascondere un poco di speranza e qualcosa di sé stessi.”   Notizia 4: 1963: Il cane è il miglior amico dell’uomo? Così vuole raccontarci un simpatico copione cinematografico “Dal dilettantismo alla professione il passo non è breve ma il cinema, come la politica, è l’arte del possibile. Soprattutto annulla le distanze e qualche volta capovolge i rapporti. Così, quindi, il dilettantismo non rimane più il punto di partenza ma spesso e volentieri quello di arrivo. Sotto l’occhio attento del regista, dei tecnici, delle maestranze, del pubblico fortunatamente non pagante, si gira! Il rubicondo protagonista, la ragazza e il cinofilo si danno appuntamento all’angolo della strada, poi si urtano. Il piccoletto che sta per essere picchiato dall’uomo grande, chiama il cane e l’animale accorre e lo difende. Fine del film. A prescindere dalla caduta fuori copione della protagonista, il resto potete immaginarlo: l’uomo prepotente viene graffiato, il debole difeso, il cane fa la buona azione, la ragazza sposa il giovane anche senza cane e il piccoletto non sposa nessuno e si tiene il cane. Morale: il cane è il migliore amico dell’uomo.”
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